La Basilicata punta molto sullo sviluppo delle erbe officinali: per integrare il reddito delle imprese agricole diversificando gli investimenti. E si organizza una vera e propria filiera produttiva, che punterà molto sullo zafferano. E’ quanto emerge dalla presentazione avvenuta ieri, 22 marzo 2017 a Rotonda (Potenza) della prima filiera certificata italiana delle erbe officinali e dello zafferano di Basilicata, organizzata dal dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata e Alsia.

"Un mercato con possibilità sorprendenti quello delle erbe officinali e dello zafferano per integrare il reddito in agricoltura, ma che necessita di una filiera specializzata che, con assoluta competenza e conoscenza possa mettere insieme l'aggregazione dei produttori e la capacità di commercializzazione – ha sottolineato l’assessore all’Agricoltura della Basilicata, Luca Braia, che ha aggiunto - l'auspicio è che nascano altri soggetti aggregati e che la formazione e l'accompagnamento da parte di Alsia possano giocare un ruolo determinante per la crescita".
              

In Europa la superficie coltivata ad erbe officinali è di 230mila ettari condotti da circa 36mila agricoltori e l'Italia è parte del fenomeno con 7.200 ettari e 2200 produttori.

“In Basilicata – ha sottolineato Braia - i 23 ettari e la decina di produttori censiti nel 2010 sono in costante aumento su tutto il territorio regionale, soprattutto nelle zone dell'area sud e della collina materana nelle quali, al 2017 anche grazie al lavoro, alla divulgazione e alla sperimentazione di Alsia e dell'azienda Edra negli ultimi anni, si destinano alle erbe officinali circa 30 ettari e si coltivano oltre 30 specie diverse facenti parte della straordinaria biodiversità di cui la nostra terra è ricca, indicatore di grande salubrità ambientale”.

Una coltivazione che secondo gli esperti lucani può avere successo è lo zafferano, che presenta un mercato dove ci sono ampi margini di crescita per un prodotto di qualità. A fronte di una produzione mondiale di 178 tonnellate, di cui il 90% proveniente dall'Iran, la produzione italiana si attesta su soli 450-600 chilogrammi, prevalentemente coltivati in Sardegna, Abruzzo, Toscana, Umbria, Marche, Sicilia. E per ammissione degli stessi produttori sardi, il mercato è ben lontano dall’essere saturo.

“Nell'area sud e nella zona della collina materana - ha spiegato Braia - sono già una trentina i produttori riuniti in associazione con un investimento di circa 120mila bulbi e la produzione di circa 1 kg che va sul mercato con un'unica etichetta e il marchio 'Zafferano della Basilicata'. Una modalità di integrazione del reddito che sta sempre più prendendo piede anche in virtù del fatto che la manodopera aziendale agricola e zootecnica è disponibile nei 60 giorni a cavallo dell'autunno che sono quelli in cui si effettua la raccolta dello zafferano”.

Un potenziale economico ed un modello efficace, quello presentato a Rotonda, che puntando su tracciabilità di filiera e compatibilità ambientale dovrà dimostrare efficienza nella sua progettualità e un sempre maggiore coinvolgimento dei produttori. Il dipartimento Agricoltura accompagnerà questi percorsi attraverso i bandi per le filiere e la ricerca del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 oltre che con progetti speciali dedicati alla biodiversità.