Texas, Kansas, Michigan, New Mexico e infine Idaho.

Sono gli Stati americani dove in questi giorni è stata confermata la presenza dell'influenza aviaria in allevamenti di bovine da latte.

Casi sospetti sono poi segnalati in Ohio e sono sotto stretta osservazione da parte di Usda, il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, insieme ad Aphis, il servizio sanitario statunitense dedicato ad animali e piante, e alla Fda, Food and Drug Administration, il corrispettivo del nostro Ministero della Salute.

Tutti i casi sono sostenuti da un virus ad alta patogenicità H5N1.

 

Mappa degli Stati americani ove è segnalata la presenza del virus nei bovini - Fonte Usda

La mappa degli Stati americani ove è segnalata la presenza del virus nei bovini

(Fonte: Usda)

 

Il contagio

Che il virus dell'influenza aviaria possa colpire i bovini non è una novità, in quanto è nota la possibilità di questo virus di infettare mammiferi, uomo compreso.

Questo passaggio del virus dagli uccelli ai mammiferi avviene raramente e solo in condizioni particolari.

Una di queste è lo stretto contatto con gli uccelli ammalati, situazione che può verificarsi ad esempio nel caso degli addetti ai lavori negli allevamenti avicoli.

O quando sono presenti condizioni di scarsa igiene e abitudini alla convivenza fra uomo e animali, come può accadere in taluni Paesi meno sviluppati.

 

Il rischio

Non essendo possibile contrarre la malattia con il semplice consumo di carni avicole o uova, il pericolo dell'influenza aviaria per l'uomo è modesto, considerando che il virus non si trasmette da uomo a uomo.

I casi di influenza aviaria segnalati negli Usa destano tuttavia qualche preoccupazione in più.

Se la responsabilità dei primi casi, segnalati già a inizio gennaio di quest'anno, può essere ascritta agli uccelli migratori selvatici, principali responsabili della diffusione del virus anche a lunghe distanze, c'è il sospetto di una possibile trasmissione del virus da bovino a bovino.

 

I sintomi

È anche stato diagnosticato un caso di influenza aviaria in una persona addetta a uno degli allevamenti colpiti.

Banali e poco significative le conseguenze, con la classica sintomatologia che accompagna una malattia da raffreddamento.
Conseguenze modeste anche per le bovine da latte che hanno contratto il virus. Nei casi accertati solo una diminuzione dell'appetito, una riduzione della produzione di latte, innalzamento della temperatura e riduzione della motilità ruminale.

Rapida ripresa delle condizioni di normalità dopo un breve periodo di isolamento.

 

Alta la guardia

I casi di influenza aviaria nei bovini statunitensi, che fanno seguito alla segnalazione del virus in molte altre specie animali, dai visoni ai procioni, dagli opossum ai coyote, desta preoccupazioni per la capacità di questo virus di mutare e adattarsi a nuove condizioni, sia climatiche sia dell'ospite infettato.

Pur restando estremamente basso il rischio per l'uomo, le autorità sanitarie internazionali invitano a monitorare con attenzione l'evolvere della patologia.

 

Un invito rilanciato in questi giorni da Efsa, l'Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare, e da Ecdc, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, come riportato da AgroNotizie®.

Va scongiurato il rischio di una mutazione del virus verso forme più aggressive e diffusive sia negli animali e sia nell'uomo.

 

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